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mercoledì 3 luglio 2013

10 anni di patente a punti: guida più responsabile

Da luglio 2003 è in vigore la patente a punti. In 10 anni gli italiani hanno perso circa 85 milioni di punti, di cui il 25,44% appartenenti a donne e il 74,56% a uomini.



Tanti auguri alla patente a punti che, di punti, ne ha tolti ben 85 milioni a 37,6 milioni di italiani.  


Non tutti avranno voglia di festeggiare i 10 anni dall’entrata in vigore di questa patente (luglio 2003), dal momento che la media di punti persi per ogni automobilista è di 2,275 punti sottratti a testa. Ovviamente c’è chi è rimasto senza, e chi invece li ha conservati tutti. Chi ne ha persi di più sono stati gli under 20. Bisogna ricordare però che per i primi tre anni di patente, i punti sottratti per ogni infrazione raddoppiano, ma tanti errori li fa anche l’inesperienza. I più giovani hanno perso infatti una media di 6,497 punti a testa, segue la fascia d’età 21-24 (3,390 punti a testa), 30-34 anni (2,638 punti). Gli over-70 (che mediamente però, viaggiano meno) hanno perso solo una media di 1,176 punti .

Volendo riproporre la solita battaglia dei sessi, basti dire che qui le donne vincono, dato che con il 43,67% delle patenti collezionano il 25,44% dei punti persi, contro il 56,33% delle patenti degli uomini e il 74,56% dei punti sottratti. La maggior parte delle violazioni che hanno fatto scattare la penalità sono state eccesso di velocità, cinture di sicurezza non allacciate, attraversamento con il semaforo rosso e uso del cellulare.

 Ma la patente a punti è servita a qualcosa? Questa la domanda che, a 10 anni dall’entrata in vigore, si stanno ponendo in molti. Statistiche alla mano, l’Asaps (Associazione Amici Polizia della Strada) dice di sì, dato che nel 2002 si contavano 265.402 incidenti causanti 6.980 morti e 378.492 feriti, mentre nel 2011 gli incidenti si sono ridotti del 22,5% (205.638 incidenti), -44,7% le vittime (3.860) e -22,8% i feriti (292.019). Va tuttavia ricordato che in 10 anni, oltre alla patente a punti, si sono susseguiti norme, progressi tecnologici e campagne di informazione che hanno certamente contribuito a ridurre il numero degli incidenti e – qui merito soprattutto della tecnologia – la loro pericolosità. Basti pensare alle norme anti-alcol e, soprattutto, alla diffusione estesa dei tutor e capillare degli autovelox. Insomma, il nesso causa-effetto tra patente a punti e riduzione degli incidenti è tutt’altro che scontato. Quello che invece è certo è che chi per 10 anni non ha subito riduzioni dei punti, ore se ne trova 30, ovvero 10 in più.

Come si controlla il saldo punti? 
Il titolare può controllare in tempo reale lo stato della propria patente presso l'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, utilizzando il portale del ministero dei trasporti.

Su questo portale il Ministero dei Trasporti ha attivato il servizio online di verifica del saldo dei punti sulla propria patente di guida: occorre semplicemente iscriversi al sito seguendo le istruzioni presenti sulla home page.
E' possibile utilizzare anche l'utenza telefonica 848782782, ma, attenzione, non è un numero verde. La telefonata può essere effettuata solo da apparecchio fisso ed ha il costo di una chiamata urbana secondo le tariffe del proprio gestore telefonico.
Come si recupera il punteggio

La mancanza di decurtazioni dei punti, per il periodo di due anni consecutivi, determina la nuova attribuzione del completo punteggio iniziale. Per i titolari di patente che per almeno due anni hanno mantenuto 20 punti è previsto l'accreditamento di 2 punti fino a raggiungere il tetto massimo complessivo di 30 punti.
Dal 13 agosto 2010 per i patentati da meno di tre anni è stato introdotto un ulteriore meccanismo premiale: nel caso non vengano commesse violazioni che prevedono decurtazione di punti verrà attribuito sul loro titolo di guida un punto ogni anno, fino ad un massimo di tre.
Il punteggio perso può essere recuperato frequentando anche dei corsi specifici , con obbligo di esame finale, presso le autoscuole o presso gli altri soggetti autorizzati dal Ministero dei Trasporti. 


Se cerchi un'autoscuola, Automobilweb ti aiuta a trovare quella più vicina  con pochi semplici click!


mercoledì 10 aprile 2013

Tutor e Autovelox: come evitare sanzioni



Il miglior modo per evitare grane con tutor e autovelox? Rispettare i limiti ed evitare di rompersi il collo per arrivare dieci minuti prima. Sembra banale, ma a giudicare dal numero di multe e ritiri di patente che ogni anno si susseguono, non tutti sembrano averlo capito.


Oggi faremo però una breve panoramica su tutti i metodi che i guidatori più spericolati si sono inventati per evitare di farsi “fotografare” da tutor ed autovelox.




Noi restiamo della convinzione che moderare la velocità e guidare con consapevolezza la propria auto è l’unico modo per evitare di incorrere in pericolosi incidenti rischiando di mettere in pericolo la propria e l’altrui vita, ma comunque la pensiate, i metodi per aggirare tutor e autovelox non mancano. Anzi, una qualsiasi spulciata in rete vi darà la possibilità di trovarne a decine.

Alcuni sono validi, altri sono vere e proprie leggende metropolitane. Alcuni sono già di serie nel vostro navigatore, per altri occorre affidarsi al mercato parallelo dell’online. Vi vogliamo descrivere le principali categorie di strumenti anti-velox.
Innanzitutto, potete sempre visualizzare gli autovelox segnalati direttamente dal sito della Polizia Di Stato.

Navigatori e mappe

Partiamo dalle mappe. Molti navigatori satellitari forniscono la localizzazione di molte postazioni fisse lungo strade e autostrade. Un buon modo per sapere quando andarci leggeri con l’acceleratore. Occhio alle postazioni mobili, che non sempre vengono rilevate.

Applicazioni per cellulari

Chi invece possiede un iPhone può affidarsi a iCoyote, applicazione mobile nuova di zecca (almeno nel nostro paese) che informa il conducente della presenza di autovelox fissi e mobili. L’app è infatti collegata a una community di utenti che segnalano in tempo reale livelli di traffico, incidenti stradali e, appunto, zone a rischio multa e ritiro patente.
Un database interno, combinato con le migliaia di segnalazioni ricevute ogni giorno, consente di conoscere il limite di velocità nel tratto percorso, posizione distanza e tipo di autovelox, l’orario dell’ultimo avviso (nel caso di postazione mobile) e anche quali sono i tratti di strada particolarmente pericolosi. iCoyote non è l’unica del suo genere: basti pensare alla più rinomata Autovelox Italia – CamSam (disponibile anche per Android). Conviene provarle entrambe e capire qual è la più adatta alle proprie esigenze.


Strumenti Elettronici

Ci sono poi strumenti elettronici installabili sul cruscotto o sul muso dell’automobile, chiamati in gergo “avvisatori” o “intercettatori”. Disponibili da diversi anni, sono stati pensati per evitare di essere rilevati dalle “macchinette”. Si possono importare dagli Stati Uniti o da altri paesi europei e si tratta di apparecchi elettronici in grado di segnalare la presenza di postazioni autovelox o di pistole laser già a una certa distanza. Quanto basta per accorgersi della “minaccia”, rallentare in tempo e quindi evitare la multa.
Sul mercato ci sono diversi modelli, non tutti all’altezza delle aspettative. Online non è difficile trovarli. In commercio ci sono circa 20-25 modelli diversi, il cui prezzo è proporzionale alla qualità.

Che ne dite invece di un blinder? Stiamo parlando di un dispositivo in grado di disturbare il segnale di Telelaser o Laser, accecandolo con un particolare flash. Prodotti in diversi paesi (ma il modello più efficiente pare essere danese), neutralizzano la rilevazione di tutti i Telelaser in commercio, in quanto si basano sullo stesso principio: hanno una coppia di sensori infrarosso da montare dentro la mascherina dell’automobile e una centralina che va nascosta dentro l’abitacolo, nel cruscotto oppure sotto l’autoradio. Alcuni modelli sono dotati di segnalazione acustica e si possono collegare all’autoradio: quando di colpo il volume si azzera e sentite il tipico cicalino di questa apparecchiatura, vuol dire che un laser è stato puntato contro la vostra auto ma, fortunatamente per voi, è stato neutralizzato.


E per quanto riguarda i tutor, c’è chi ha anche pensato ad una targa a scomparsa. Non mancano, infatti, in commercio dispositivi meccanici che, premendo un semplice comando posto sul cruscotto, oscurano la targa e la rendono indecifrabile alle telecamere, in toto o in parte. Una specie di minisaracinesca di plastica, insomma, da abbassare al bisogno. C’è poi chi invece sceglie la strada creativa: un 45enne calabrese, di recente, ha usato un pezzo di nastro adesivo bianco per modificare le iniziali della propria targa. Da EM a FM. Un lavoro di precisione. Peccato che FM è una sigla che ancora non esiste nel nostro paese, dato che le auto più nuove al massimo iniziano per “E”. Il tutor lo ha pizzicato quasi subito, una pattuglia gli è stata sguinzagliata dietro. Multa, denuncia, fermo amministrativo del veicolo. Insomma, un “epic fail”.


L’ultimo caso viene dall’Alto Adige, dove un uomo di 36 anni è stato pizzicato dagli agenti dopo che per mesi ha fatto di strade e autostrade la pista di un autodromo. Nonostante le pattuglie di Polizia Municipale, i blocchi della Stradale, le telecamere, gli autovelox.
Come? Semplice: ha montato sulla sua Skoda Octavia un congegno meccanico, attivabile dal conducente, che all’occorrenza (e nel giro di un secondo) ruotava di 90 gradi verso il basso le due targhe. Risultato: per mesi è sfuggito a tutor e autovelox, perché le foto scattate ritraevano un’automobile con targa illeggibile.
Per chi si stesse chiedendo: “Perchè non gli sono corsi dietro?”, ricordiamo che non sempre gli inseguimenti sono possibili: basta una strada molto trafficata per far desistere molte pattuglie, che tra i loro obblighi hanno quello di tutelare l’incolumità degli automobilisti. Dimentichiamoci quindi scene alla Starsky & Hutch o alla Blues Brothers.

Il diavolo, come sappiamo, fa le pentole ma non i coperchi. È bastata la curiosità di un agente di Polizia a smascherare il giochetto. Riconosciuta l’auto, che in quel momento era parcheggiata, ha dato un’occhiata alle targhe, scoprendo il piccolo braccio meccanico. Un congegno alla James Bond (o alla Arsenio Lupin, se preferite), acquistato online dall’Inghilterra, fatto installare da un’officina di Bolzano e – ricordiamolo – illegale. Un congegno che è valso all’improvvisato “agente segreto” una denuncia per Soppressione o occultamento di atti veri. Articolo 490 del Codice penale: la  pena è equiparabile al Falso in atto pubblico. Oltre al sequestro del veicolo, la sanzione pecuniaria, le conseguenze per la patente, il pagamento di tutte le multe arretrate. Più la mora, le sanzioni accessorie e, manco a dirlo, gli aumenti entrati in vigore dal 1 gennaio 2013.


La targa “straniera”

Poi ci sono le soluzioni artigianali: per molto tempo è bastato immatricolare la propria auto con targa straniera, o rendere illeggibile la targa. Alcuni ci hanno provato con una semplice, ma efficace palata di fango. E funziona: la prima volta, la seconda, forse anche la terza o la quarta. Ma alla lunga il gioco non vale mai la candela. Si rischiano multe pesanti, sanzioni penali. Ma soprattutto, si rischia di mettere a repentaglio la vita, propria e altrui. Che vale più di qualsiasi multa. Pensiamoci seriamente la prossima volta che ci mettiamo al volante.


Fonte: Piero Babudro per 6sicuro.it

martedì 26 marzo 2013

Dimezzate le morti su strada

Centro Studi Continental: i morti per incidenti stradali sono la metà




Dagli anni ’50 ad oggi il parco circolante di autoveicoli è aumentato di oltre 40 volte, ma il numero di morti sulla strada dopo essere aumentato fino a 10.728 unità nel 1973 ha cominciato a calare scendendo nel 2011 al di sotto delle 4.000 unità.
In particolare nel 1954 in Italia vi furono 126.232 incidenti stradali con danni alle persone su un parco circolante di 997.668 autoveicoli.  Vi fu cioè un tasso di incidentalità di 127 sinistri per ogni 1.000 veicoli circolanti. I morti furono invece 42 per ogni 1.000 incidenti. Nel 2011 con un parco circolante di oltre 42 milioni di veicoli gli incidenti con danni alle persone sono stati 205.638 e i morti 3.860. Il tasso di incidentalità è sceso a 5 sinistri per 1.000 veicoli circolanti e il numero di morti per 1.000 incidenti si è ridotto a 19.
Se si analizza l’andamento della serie storica della sinistrosità italiana dall’inizio del processo di motorizzazione di massa ad oggi, sostiene il Centro Studi Continental, emerge poi che la tendenza positiva sia per la sinistrosità che per la mortalità si è fortemente accentuata nel primo decennio del nuovo secolo per effetto essenzialmente di miglioramenti delle infrastrutture stradali (in particolare diffusione delle rotonde), per l’introduzione della patente a punti, per controlli più rigorosi sul superamento dei limiti di velocità ed anche per le innovazioni tecnologiche che hanno interessato le automobili che, tra l’altro, hanno adottato in misura crescente dispositivi critici per la sicurezza, come i pneumatici, sempre più performanti.
I risultati raggiunti dall’Italia nella lotta all’incidentalità stradale sono tra i più soddisfacenti in Europa, ma ampio margine di miglioramento vi è ancora soprattutto nell’informazione e nell’educazione degli utenti della strada.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA
ANNO PARCO CIRCOLANTE AUTOVEICOLI INCIDENTI STRADALI INCIDENTI STRADALI PER 1000 AUTOVEICOLI N. MORTI MORTI PER 1000 INCIDENTI
1954 997.668 126.232 127 5.281 42
1960 2.431.171 275.993 114 8.197 30
1970 11.110.555 307.710 28 10.208 33
1980 19.115.013 271.894 14 8.537 31
1990 29.910.331 286.790 10 6.621 23
2000 36.165.302 256.546 7 7.061 28
2001 36.994.581 263.100 7 7.096 27
2002 37.682.191 265.402 7 6.980 26
2003 38.476.479 252.271 7 6.563 26
2004 38.224.046 243.490 6 6.122 25
2005 39.089.754 240.011 6 5.818 24
2006 39.876.832 238.124 6 5.669 24
2007 40.368.066 230.871 6 5.131 22
2008 40.894.490 218.963 5 4.725 22
2009 41.322.903 215.405 5 4.237 20
2010 41.649.877 211.404 5 4.090 19
2011 42.067.078 205.638 5 3.860 19

Fonti: elaborazione Centro Studi Continental su dati Istat

Penuramaweekly

giovedì 7 febbraio 2013

Aquaplaning: consigli utili




Il caso più frequente di fondo a scarsa aderenza si ha in caso di pioggia; le persone spesso sottovalutano il fenomeno senza prendere le dovute precauzioni. Innanzitutto, per garantire una perfetta espulsione dell'acqua presente nel manto stradale bisogna accertarsi che le gomme siano alla pressione giusta in modo che il battistrada abbia la forma per cui è stato progettato, ed espella l'acqua in maniera ottimale; una volta controllata la pressione degli pneumatici (controllo che comunque va fatto ogni mese) bisogna ricordare, salendo in macchina in queste condizioni, che il veicolo ha un limite: quando la velocità di rotazione del pneumatico fa sì che l'acqua non possa essere evacuata del tutto da sotto il battistrada o quando prendiamo una pozzanghera profonda (dove l'acqua non può essere evacuata) si incorre nel pericolo dell'aquaplaning.



AQUAPLANING - Questo fenomeno appunto detto anche del "galleggiamento" fa sì che la vettura perda direzionalità galleggiando sopra l'acqua e può accadere anche in rettilineo; per questo bisogna usare la massima prudenza e cercare di non superare i limiti fisici della vettura. Quando si parla di questi argomenti bisogna sfatare molti luoghi comuni; per esempio, molti credono che montando dei pneumatici maggiorati si ha una maggiore tenuta nei fondi a bassa aderenza; ciò non è assolutamente vero; infatti aumentando l'impronta al suolo del pneumatico, aumenta anche l'acqua da espellere, per non galleggiare, e quindi anche la possibilità che non venga espulsa; c'è anche da dire che abitualmente pneumatici di larghezza superiore sono associati a disegni nel battistrada più efficienti, che migliorano l'evacuazione dell'acqua e quindi un pneumatico maggiorato eguaglia (o alcune volte supera) i livelli di aderenza di uno standard di primo equipaggiamento nel bagnato.



COSA FARE - Nel caso in cui tutte queste precauzioni atte ad evitare la perdita del controllo del mezzo risultino inutili, bisogna mantenere salda la posizione del volante con le mani alle 9.15 per la maggior presa, così da evitare una sbandata all'atterraggio (eh già) dell'auto appena finita la pozzanghera. Inoltre dovete ricordarvi di non frenare e mantenere il gas costante (sappiamo che è anti instintivo ma ci vuole sangue freddo). Al massimo potete alleggerire la pressione sul pedale dell'acceleratore, ma sempre in maniera molto dolce e progressiva.



GOMME TERMICHE - Nelle città dove la pioggia o addirittura la neve sono molto frequenti è preferibile usare coperture del tipo "termico"; queste coperture differiscono da quelle estive (quelle tradizionali) per la loro particolare mescola termoaderente e per particolari disegni tassellati che aumentano il "grip" (aderenza al suolo); tuttavia queste gomme possono essere usate solo nei periodi freddi perché ad alte temperature si consumano velocemente e hanno scarse prestazioni; punto di forza, è la comodità di poter andare anche sulla neve, senza l'uso di catene (in casi estremi quali ghiaccio è possibile montare le catene) nella maggior parte dei casi. Ora passiamo in rassegna i più diffusi (e quindi economici) dispositivi che aiutano in queste situazioni a mantenere il controllo del veicolo, per approfondimenti vedi la sezione "Sistemi di sicurezza".



ABS - Già nominato precedentemente l'ABS, un innovativo sistema che grazie al Nuovo Codice della strada sarà obbligatorio su tutte le macchine; questo dispositivo permette una frenata sicura sui fondi a scarsa aderenza perché ha dei sensori posizionati sulle quattro ruote che rilevano il bloccaggio delle medesime e provvedono allo "sbloccaggio"; in sintesi il sistema funziona così: il guidatore frena esercitando una pressione sul pedale, ma la strada è a bassa aderenza e quindi la frenata è eccessiva provocando il bloccaggio di alcune ruote; a questo punto la centralina rileva le ruote bloccate e la sblocca; subito dopo esercita la stessa pressione frenante sulle ruote; se le ruote si dovessero bloccare di nuovo verranno subito sbloccate nuovamente; questo blocca-sblocca è segnalato al guidatore dalle pulsazioni del pedale del freno, che indica appunto che in questo caso è stato necessario l'intervento dell'ABS, queste pulsazioni però non devono farvi abbandonare la pressione sul pedale del freno, ma dovete insistere con la stessa. Con questo semplice ed ingegnoso meccanismo l'auto non perde mai direzionalità perché le ruote non si bloccano mai del tutto, ma solo per delle piccole frazioni di secondo; non solo, si ha anche un valore di decelerazione molto più alto sia sull'asciutto che sul bagnato.



TCS - Altro importantissimo sistema è il TCS ovvero il controllo della trazione; questo sistema gestito da una centralina elettronica, come l'ABS, è affidato alla rilevazione di sensori posti sempre sulle ruote che rilevano lo slittamento delle stesse; appena uno dei sensori (posti evidentemente nelle ruote della trazione) rileva lo slittamento di una ruota, provvede a "tagliargli" l'alimentazione (di carburante) per qualche frazione di secondo in modo da fargli riacquistare aderenza e spostare la coppia motrice sull'altra ruota che provvederà a mantenere la direzionalità del mezzo; altro sistema variante del TCS, è il BTCS dove la centralina, al posto di tagliare l'alimentazione, agisce sui freni e frena la ruota che slitta, ottenendo lo stesso risultato del taglio di alimentazione; alcune persone addirittura dicono che il BTCS (più economico è destinato a macchine piccole) sia più efficiente del normale TCS ma la loro efficacia dovrebbe essere approssimativamente la stessa. Grazie al TCS si può partire ad esempio sul bagnato evitando lo slittamento delle ruote di trazione, anche se non si è prestata particolarmente attenzione nel dosare l'acceleratore e la frizione; ma uno dei maggiori giovamenti del sistema si ha sulla neve dove macchine dotate di TCS riescono ad "arrampicare" ad esempio nelle strade di montagna senza problemi; altra situazione in cui il TCS è utilissimo, è quando le ruote destra e sinistra si trovano in fondi a diversa aderenza (ad esempio asfalto e cemento) dove esagerando di acceleratore si può addirittura provocare un testacoda.



ALTRI SISTEMI - L'uso è la spiegazione degli altri innumerevoli (è più costosi) sistemi presenti nelle nuove autovetture, (ad esempio il controllo elettronico di stabilità) è rimandato alla sezione "Sistemi di sicurezza" dove troverete una spiegazione più approfondita di tali sistemi e di tutti gli altri presenti in commercio; ma il "dispositivo" più efficace in questi casi è la nostra prudenza; chi vi parla è una persona che è considerato da molti un "pericolo" alla guida, ma che però cerca di capire quando non si può andare oltre un certo limite.



L'importante è dunque non superare il limite della circostanza in cui ci si trova; questa è la guida sicura!
fonte:  sicurauto.it

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martedì 5 febbraio 2013

Vademecum: nuove regole gomme invernali

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato una direttiva sulla circolazione stradale durante il periodo invernale e in caso di emergenza neve (ne abbiamo dato notizia qualche settimana fa sul blog Automobilweb).
 
Per dare un contributo alla corretta informazione sul tema e sulla lettura della direttiva del 16.01.2013, il gruppo produttori di pneumatici di Assogomma ha realizzato una nota che riporta i quesiti possibili e le relative risposte, e sintetizza in modo chiaro e diretto le nuove regole sulla circolazione in inverno nel nostro paese. 



 
“Questa direttiva è stata fortemente voluta e sollecitata già lo scorso inverno, da Assogomma e da Federpneus allo scopo di fare chiarezza circa l’applicazione dei provvedimenti che disciplinano la circolazione durante la stagione fredda ed in particolare quelli riguardanti i pneumatici invernali e le catene” - commenta il direttore di Assogomma Fabio Bertolotti – “E’ con grande piacere che annotiamo una condivisione da parte del Ministero dei Trasporti in merito ai suggerimenti e alle considerazioni che Assogomma aveva espresso lo scorso anno con comunicazione del 10 gennaio 2012. Il Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma e Federpneus sono da sempre impegnati a favorire il miglioramento della sicurezza stradale, della mobilità e della circolazione attraverso le campagne firmate Pneumatici Sotto Controllo”.
“La direttiva – continua Bertolotti – arriva con qualche ritardo rispetto all’inizio della stagione invernale  non certo per una mancanza da parte dei  Ministeri coinvolti, ma a causa delle sterili ed ingiustificate polemiche riguardanti l’ormai famoso emendamento al Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179, che ne hanno ritardato la sua entrata in vigore. Sono queste e non altre le richieste che Assogomma aveva auspicato da tempo per fare chiarezza sulla materia superando i disagi lamentati dagli automobilisti e da tutti i soggetti professionali interessati”.
Sul sito www.pneumaticisottocontrollo.it sono consultabili le ordinanze che mano a mano vengono emesse in Italia. Allo stato attuale ne sono state rilevate 179 contro le 130 registrate lo scorso anno alla medesima data.
Non tutte le ordinanze attualmente vigenti sono conformi alla Direttiva e di conseguenza le stesse dovranno essere riemesse nei termini e nei contenuti stabiliti dal Ministero.


INVERNO 2012-2013


CHIARIMENTI SULLA DIRETTIVA MINISTERIALE DEL 16.01.2013

Quali  sono  le  finalità  della  direttiva  del  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei Trasporti del 16.01.2013?
La direttiva richiamata si propone di fornire un contributo alla interpretazione e alla operatività delle modifiche al Codice della strada intervenute con la Legge 29/7/2010, n.  120  ed  in  particolare  quanto  disciplinato  dall’art.  6,  comma  4,  lettera  e)  che prevede che l’ente proprietario della strada e/o il gestore, con apposita ordinanza, possano “prescrivere che i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici idonei alla marcia su neve e su ghiaccio”. Tutto ciò in quanto alcuni proprietari hanno emanato provvedimenti risultati non coordinati e uniformi creando disagi agli automobilisti. In buona sostanza il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ritenuto necessario impartire chiare istruzioni agli enti proprietari e concessionari delle strade, agli uffici territoriali di Governo, ai Sindaci dei comuni, finalizzate a regolamentare le modalità di attuazione dei provvedimenti.


Quando entrerà in vigore questa nuova direttiva?

La direttiva è stata protocollata in data 16.01.2013 e registrata alla Corte dei Conti il 23.01.2013. La sua entrata in vigore è avvenuta il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 25 del 30 gennaio 2013. Di conseguenza la direttiva è entrata in vigore il 31 gennaio 2013 quindi si applica dall’inverno corrente sino al 15 aprile 2013, salvo estensioni temporali. Ovviamente le nuove regole saranno applicate anche per i prossimi  inverni a meno che non intervengano ulteriori cambiamenti legislativi.


Qual  è  l’ambito  di  applicazione  e  il  periodo  temporale  previsto  per  le ordinanze?
La nuova direttiva si applica fuori dai centri abitati prevedendo un periodo uniforme ricompreso tra il 15 novembre ed il 15 aprile utilizzando uno specifico fac-simile di ordinanza (vedi allegato A).


E’ possibile prevedere periodi di vigenza diversi da quelli standard?
Si, è consentita una estensione temporale del periodo di vigenza per strade o tratti che presentano condizioni climatiche particolari come ad esempio le strade di montagna a quote particolarmente alte.


E’ possibile prevedere l’applicazione della direttiva nei centri abitati?
Il Ministero ha chiarito che laddove ricorressero le condizioni climatiche disciplinate dalla direttiva, anche i Comuni possano adottare gli stessi provvedimenti anche all’interno dei centri abitati secondo quanto previsto all’art. 7, comma 1) del CdS.


Come si dovranno comportare gli enti proprietari che hanno già emesso ordinanze non conformi alla nuova direttiva ministeriale?

Tutti gli enti proprietari che hanno già emanato provvedimenti sul tema sono espressamente invitati a:

-  rettificare la data del termine di fine periodo se diversa da quella prescritta (15 aprile);
- modificare  l’ordinanza  vigente  se  non  conforme  al  modello  ministeriale prescritto (vedi allegato A);
- impiegare segnali stradali conformi alla direttiva come riportati nell’allegato B sostituendo quelli non conformi già installati.


Le ordinanze emanate dai proprietari/gestori a quali veicoli si applicano?

Le ordinanze riguardano i veicoli M1 (autovetture con un massimo di 8 posti a sedere oltre  al  conducente),  N1  (veicoli  destinati  al  trasporto  di  merci  avente  massa massima non superiore a 3,5 tonnellate), O1 (rimorchi con massa massima non superiore a 0,75 tonnellate).


Le moto e i ciclomotori sono soggetti agli obblighi previsti dalle ordinanze e alle normative che disciplinano la circolazione nel periodo invernale?
Le moto ed i ciclomotori non sono soggetti all’obbligo di pneumatici invernali e/o catene a bordo se previsto. E’ importante sottolineare che, laddove vigono le Ordinanze, essi possono circolare ma solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di fenomeni nevosi in atto: pertanto in tali condizioni ne è vietata la circolazione.


Quanti pneumatici invernali devono essere montati su una vettura?
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiarito e raccomanda l’installazione di pneumatici invernali su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale.
Questa raccomandazione si applica anche nei confronti dei pneumatici chiodati che continuano a poter essere utilizzati limitatamente alla marcia su ghiaccio, per i veicoli M1, N1 e O1, secondo la circolare n° 58/71 protocollo n° 557/2174D del 22.10.1971.


I pneumatici invernali ed i mezzi antisdrucciolevoli sono tra loro “complementari” o “in alternativa”?

Il ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli, ovverossia le catene sono dispositivi “in alternativa” e non “complementari” ai pneumatici  invernali.  In  altre parole le catene possono essere impiegate anche sui pneumatici invernali in condizioni estreme (abbondante innevamento fresco e forti pendenze)  ma non è necessario il loro montaggio su pneumatici invernali in condizioni di normale innevamento e tantomeno durante l’intera stagione invernale.

Su quali veicoli possono essere montate le catene e su quanti assi?

In alternativa ai pneumatici invernali possono essere impiegati mezzi antisdrucciolevoli ovverossia catene conformi al decreto del Ministero dei Trasporti del 10.05.2011. Tale decreto disciplina i dispositivi di aderenza impiegabili sugli autoveicoli di categoria M1, N1, O1 e O2. Sono altresì ammessi dispositivi di aderenza conformi alla norma austriaca ONORM) V5119 per le stesse categorie di autoveicoli sopra citate. Il Ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli devono essere montati almeno sulle ruote degli assi motori: in altre parole per i veicoli a trazione anteriore o posteriore è sufficiente montare le catene solo su un unico asse, viceversa nel caso di veicoli a trazione integrale le catene andranno montate su entrambi gli assi.
 

Quali caratteristiche devono avere le catene a bordo e quali accorgimenti devono essere adottati?
Le catene da tenere a bordo devono essere compatibili con i pneumatici del veicolo su cui devono essere installate ed in caso di impiego devono essere seguite le istruzioni di installazione fornite dai costruttori del veicolo e del dispositivo. Il fatto che venga citato prima il costruttore del veicolo e successivamente quello del dispositivo non  è  casuale  in  quanto,  su  alcuni  autoveicoli,  non  previsto  né  è  possibile  il montaggio di dispositivi di aderenza.


(E’ una iniziativa del Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma: Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli, Yokohama)

fonte: Pneurama.it

lunedì 28 gennaio 2013

incentivi INAIL 2013 per le carrozzerie

Oltre 155 milioni di euro in incentivi alle imprese per interventi in favore della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (GU n. 296 del 20-12-2012 ): questo l’impegno finanziario dell’Inail per il nuovo bando 2012. 


I milioni di euro messi complessivamente a disposizione sono ripartiti in budget regionali e sono destinati a progetti di investimento strutturali, all’acquisto di macchinari, all’adozione di un sistema di responsabilità sociale certificato e all’adozione di modelli organizzativi di gestione della sicurezza. 


Tra il 15 gennaio e il 14 marzo 2013 la prima fase dell’operazione: le imprese potranno inserire la domanda online sul portale dell’Inail. 
In base a quanto stabilito dal bando, il contributo massimo erogabile per ogni progetto è pari a 100mila euro,  quello minimo a 5mila. 
Per i progetti che comportano contributi superiori a 30mila euro è possibile chiedere un’anticipazione pari al 50%. 
I soggetti destinatari dei contributi sono le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura. 
Sono ammessi a contributo progetti ricadenti in una delle seguenti tipologie: 
1) progetti di investimento; 
2) progetti di responsabilità sociale e per l’adozione di modelli organizzativi. 
Le imprese possono presentare un solo progetto, per una sola unità produttiva, su tutto il territorio nazionale    , riguardante una sola tipologia tra quelle sopra indicate.

Inoltre, per quanto riguarda la riduzione del tasso INAIL:
PROROGA AL 30 GIUGNO 2013
Prorogata al 30 giugno 2013 la validità dell’autocertificazione della valutazione dei rischi per le aziende fino a 10 lavoratori.
II 21 dicembre, con il sì definitivo della Camera dei deputati alla Legge di stabilità 2013, è stata approvata anche la proroga al 30 giugno 2013 della possibilità, prevista dal comma 5 dell’articolo 29 del D.Lgs 81/2008 per le aziende che occupano fino a 10 lavoratori, di autocertificare la valutazione dei rischi.
Il precedente termine del 31 dicembre 2012 previsto dall’articolo 29 è quindi ora spostato al 30 giugno 2013 (termine che era già stato spostato il 12 maggio 2012 per evitare che i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori fossero obbligati, a decorrere dal 1° luglio 2012, ad elaborare il documento di valutazione dei rischi secondo le procedure ordinarie).
NON risulta PROROGATO quanto previsto dal Decreto Interministeriale del 30/11/2012: i datori di lavoro di imprese fino a 50 lavoratori prive di particolari condizioni di rischio o sotto i 10 lavoratori che si erano avvalse della possibilità di autocertificazione potranno procedere alla valutazione dei rischi sulla base delle Procedure Standardizzate approvate.
fonte: ilcarrozziere.it