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mercoledì 30 ottobre 2013
Le nostre News - PRENDITI IL TUO SPAZIO.
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venerdì 6 settembre 2013
Le carrozzerie convenzionate e gli italiani.
La maggior parte delle compagnie assicurative offre da tempo ai
clienti la possibilità di affidarsi gratuitamente al circuito di carrozzerie convenzionate nel caso sia necessaria la riparazione della loro auto, ma incredibilmente solo il 50% degli assicurati è a conoscenza di questo servizio.
Lo rivela l’Ansa citando i dati emersi da una recente ricerca denominata “Stetoscopio - Il sentire degli assicurati italiani”, condotta da Quixa in collaborazione con Mps Marketing Problem Solving. Ed è un vero peccato perché il servizio in questione risulterebbe particolarmente gradito da ben sette intervistati su dieci. Basterebbe informarsi di più e meglio.
La realtà è che, sempre secondo il sondaggio, gli italiani si dimostrano un popolo di abitudinari, anche quando sono chiamati a trovare una soluzione per far riparare la propria auto incidentata. Affidarsi alle carrozzerie convenzionate con l’assicurazione? Macché, molto meglio rivolgersi ad amici o parenti (lo fa il 45% e nel sud Italia addirittura il 52%) oppure al carrozziere di fiducia (il 42%) che rappresenta tutt’oggi un’imprescindibile figura di riferimento per l’automobilista medio. Alla propria assicurazione si rivolge solo il 24%, davvero pochino.
E se nell’ultimo anno il 72% di coloro che hanno avuto bisogno di far riparare una vettura si è rivolto a qualcuno di propria conoscenza, è per fortuna altrettanto vero che una buona percentuale (il 54%) ritiene comunque assai interessante l’opportunità offerta dalle compagnie assicurative di usufruire delle carrozzerie convenzionate, ritenuta utilissima specialmente in caso di guasti e inconvenienti che possono accadere in viaggio o comunque lontano da casa.
A questo proposito gli automobilisti interpellati si sono mostrati particolarmente attratti da alcuni specifici servizi garantiti dai circuiti di carrozzerie convenzionate: in primis il pagamento diretto delle spese di riparazione da parte della compagnia (il portafoglio è sempre l’argomento che sta più a cuore agli italiani), la disponibilità di un’auto sostitutiva, la certezza di avere riparazioni garantite ed effettuate con ricambi originali e, da ultimo, la possibilità di ottenere il servizio di presa e riconsegna della vettura presso l'abitazione o un luogo a scelta del proprietario.
Senza dimenticare, aggiungiamo noi, la cosiddetta “clausola di risarcimento in forma specifica” che, qualora sia stata fatta inserire al momento della stipula di una polizza Rc auto, prevede uno sconto sul premio se si accetta di far riparare l’auto danneggiata presso un’officina convenzionata.
fonte:facile.it
Per scoprire quali carrozzerie sono convenzionate con la tua assicurazione puoi farti aiutare da Automobilweb.it
Lo rivela l’Ansa citando i dati emersi da una recente ricerca denominata “Stetoscopio - Il sentire degli assicurati italiani”, condotta da Quixa in collaborazione con Mps Marketing Problem Solving. Ed è un vero peccato perché il servizio in questione risulterebbe particolarmente gradito da ben sette intervistati su dieci. Basterebbe informarsi di più e meglio.
La realtà è che, sempre secondo il sondaggio, gli italiani si dimostrano un popolo di abitudinari, anche quando sono chiamati a trovare una soluzione per far riparare la propria auto incidentata. Affidarsi alle carrozzerie convenzionate con l’assicurazione? Macché, molto meglio rivolgersi ad amici o parenti (lo fa il 45% e nel sud Italia addirittura il 52%) oppure al carrozziere di fiducia (il 42%) che rappresenta tutt’oggi un’imprescindibile figura di riferimento per l’automobilista medio. Alla propria assicurazione si rivolge solo il 24%, davvero pochino.
E se nell’ultimo anno il 72% di coloro che hanno avuto bisogno di far riparare una vettura si è rivolto a qualcuno di propria conoscenza, è per fortuna altrettanto vero che una buona percentuale (il 54%) ritiene comunque assai interessante l’opportunità offerta dalle compagnie assicurative di usufruire delle carrozzerie convenzionate, ritenuta utilissima specialmente in caso di guasti e inconvenienti che possono accadere in viaggio o comunque lontano da casa.
A questo proposito gli automobilisti interpellati si sono mostrati particolarmente attratti da alcuni specifici servizi garantiti dai circuiti di carrozzerie convenzionate: in primis il pagamento diretto delle spese di riparazione da parte della compagnia (il portafoglio è sempre l’argomento che sta più a cuore agli italiani), la disponibilità di un’auto sostitutiva, la certezza di avere riparazioni garantite ed effettuate con ricambi originali e, da ultimo, la possibilità di ottenere il servizio di presa e riconsegna della vettura presso l'abitazione o un luogo a scelta del proprietario.
Senza dimenticare, aggiungiamo noi, la cosiddetta “clausola di risarcimento in forma specifica” che, qualora sia stata fatta inserire al momento della stipula di una polizza Rc auto, prevede uno sconto sul premio se si accetta di far riparare l’auto danneggiata presso un’officina convenzionata.
fonte:facile.it
Per scoprire quali carrozzerie sono convenzionate con la tua assicurazione puoi farti aiutare da Automobilweb.it
mercoledì 3 luglio 2013
10 anni di patente a punti: guida più responsabile
Da luglio 2003 è in vigore la patente a punti. In 10 anni gli italiani hanno perso circa 85 milioni di punti, di cui il 25,44% appartenenti a donne e il 74,56% a uomini.
Tanti auguri alla patente a punti che, di punti, ne ha tolti ben 85 milioni a 37,6 milioni di italiani.
Non tutti avranno voglia di festeggiare i 10 anni dall’entrata in vigore di questa patente (luglio 2003), dal momento che la media di punti persi per ogni automobilista è di 2,275 punti sottratti a testa. Ovviamente c’è chi è rimasto senza, e chi invece li ha conservati tutti. Chi ne ha persi di più sono stati gli under 20. Bisogna ricordare però che per i primi tre anni di patente, i punti sottratti per ogni infrazione raddoppiano, ma tanti errori li fa anche l’inesperienza. I più giovani hanno perso infatti una media di 6,497 punti a testa, segue la fascia d’età 21-24 (3,390 punti a testa), 30-34 anni (2,638 punti). Gli over-70 (che mediamente però, viaggiano meno) hanno perso solo una media di 1,176 punti .
Volendo riproporre la solita battaglia dei sessi, basti dire che qui le donne vincono, dato che con il 43,67% delle patenti collezionano il 25,44% dei punti persi, contro il 56,33% delle patenti degli uomini e il 74,56% dei punti sottratti. La maggior parte delle violazioni che hanno fatto scattare la penalità sono state eccesso di velocità, cinture di sicurezza non allacciate, attraversamento con il semaforo rosso e uso del cellulare.
Ma la patente a punti è servita a qualcosa? Questa
la domanda che, a 10 anni dall’entrata in vigore, si stanno ponendo in
molti. Statistiche alla mano, l’Asaps (Associazione Amici Polizia della
Strada) dice di sì, dato che nel 2002 si contavano 265.402 incidenti
causanti 6.980 morti e 378.492 feriti, mentre nel 2011 gli incidenti si
sono ridotti del 22,5% (205.638 incidenti), -44,7% le vittime (3.860)
e -22,8% i feriti (292.019). Va tuttavia ricordato che in 10 anni, oltre
alla patente a punti, si sono susseguiti norme, progressi tecnologici e
campagne di informazione che hanno certamente contribuito a ridurre il
numero degli incidenti e – qui merito soprattutto della tecnologia – la
loro pericolosità. Basti pensare alle norme anti-alcol e, soprattutto,
alla diffusione estesa dei tutor e capillare degli autovelox. Insomma,
il nesso causa-effetto tra patente a punti e riduzione degli incidenti è
tutt’altro che scontato. Quello che invece è certo è che chi per 10
anni non ha subito riduzioni dei punti, ore se ne trova 30, ovvero 10 in
più.
Come si controlla il saldo punti?
Come si controlla il saldo punti?
Il titolare
può controllare in tempo reale lo stato della propria patente presso
l'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, utilizzando il portale del ministero dei trasporti.
Su questo portale il Ministero dei Trasporti ha attivato il servizio online di verifica del saldo dei punti sulla propria patente di guida: occorre semplicemente iscriversi al sito seguendo le istruzioni presenti sulla home page.
E' possibile utilizzare anche l'utenza telefonica 848782782,
ma, attenzione, non è un numero verde. La telefonata può
essere effettuata solo da apparecchio fisso ed ha il costo di una
chiamata urbana secondo le tariffe del proprio gestore telefonico.
Su questo portale il Ministero dei Trasporti ha attivato il servizio online di verifica del saldo dei punti sulla propria patente di guida: occorre semplicemente iscriversi al sito seguendo le istruzioni presenti sulla home page.
Come si recupera il punteggio
La mancanza di decurtazioni dei punti, per il periodo di due anni consecutivi, determina la nuova attribuzione del completo punteggio iniziale. Per i titolari di patente che per almeno due anni hanno mantenuto 20 punti è previsto l'accreditamento di 2 punti fino a raggiungere il tetto massimo complessivo di 30 punti.
Dal 13 agosto 2010 per i patentati da meno di tre anni è stato introdotto un ulteriore meccanismo premiale: nel caso non vengano commesse violazioni che prevedono decurtazione di punti verrà attribuito sul loro titolo di guida un punto ogni anno, fino ad un massimo di tre.
Il punteggio perso può essere recuperato frequentando anche dei corsi specifici , con obbligo di esame finale, presso le autoscuole o presso gli altri soggetti autorizzati dal Ministero dei Trasporti.
Se cerchi un'autoscuola, Automobilweb ti aiuta a trovare quella più vicina con pochi semplici click!
venerdì 7 giugno 2013
Clienti sempre soddisfatti: come averli con piccoli accorgimenti.
Ogni azienda aspira ad avere clienti soddisfatti, in particolar modo
nei mercati in cui le imprese sono fortemente in competizione. Ma se si
vuole battere la concorrenza, bisogna superare le aspettative dei clienti, regalare loro un’esperienza.Da quanto riportato sopra, è facile dedurre che non “il cliente“, ma “il cliente fidelizzato” è il vero tesoro dell’azienda. Un cliente con il quale l’azienda ha saputo stabilire un rapporto solido, guadagnandosi la sua stima e la sua fiducia e ricevendone in cambio non solo un certo volume d’affari ma anche preziosi consigli e suggerimenti per migliorare la propria attività.
Nel settore automotive, è nel post-vendita che, in particolar modo, si “gioca” la fidelizzazione del cliente. Nella fase post-vendita, infatti, rientrano un insieme di servizi indispensabili, collaterali, che fanno parte del “pacchetto” complessivo che il cliente acquista, servizi che generano un valore aggiunto e contribuiscono in maniera significativa al rapporto di fedeltà.
Cosa vuol dire fidelizzare il cliente?
Essere certi di mantenere il cliente, una volta acquisito, è importante perché significa che:
• Il cliente è soddisfatto dei nostri servizi
• Il costo della nostra prestazione è giusto nei termini del lavoro dato
• Avremo offerto un servizio di cortesia in più rispetto agli altri
• Avremo dimostrato al cliente che non è un bancomat, ma una persona a cui abbiamo dato il nostro aiuto
• Avremo dato, oltre alla riparazione, anche un servizio in più di informazione
Come fare?
Ecco qualche piccolo suggerimento in merito.
- Fornire Servizi Extra. Date ai vostri clienti un servizio in più che non vi costi molto. Ad esempio riempire il liquido lavavetri o una gonfiata ai pneumatici dell’automobile. Assicuratevi di raccontare il servizio extra che avete fornito. Verrà apprezzato.
- Spiegare il lavoro svolto. Molte autofficine non spiegano perché alcune riparazioni sono necessarie. Questo porta spesso il cliente a pensare che stiano pagando delle riparazioni e dei servizi non necessari. Prendetevi il tempo per spiegare al cliente il problema dell’auto e perché era necessario risolverlo.
- Essere professionali. Quando si parla ad un cliente, bisogna ricordarsi di essere gentili e pazienti. Usate la buona educazione, farà apprezzare la professionalità.
- Essere efficienti. Sappiamo tutti che ai clienti non piace aspettare. Ecco perché è importante essere efficienti. oggi ci sono diversi strumenti che contribuiscono a migliorare la produttività, affinché i clienti non debbano aspettare a lungo, come la prenotazione online dei servizi di manutenzione di routine dell'autovettura. (Clicca qui per info)
- Fare un buon lavoro. Può sembrare ovvio, ma non sempre lo è. Se desiderate che i clienti siano felici, è necessario fornire loro un servizio di qualità.
Un’altra metodologia molto valida passa attraverso i cosiddetti “piani contatto” che prevedono l’invio di un numero variabile di messaggi al cliente. I messaggi di un piano contatti tengono in considerazione le evoluzioni e le necessità legate al prodotto, il suo ciclo di vita e la finestra temporale di riacquisto.
I programmi di fedeltà e loyalty sono dunque iniziative specifiche che permettono ai consumatori di un determinato brand di accumulare alcuni vantaggi o servizi esclusivi. Possono tradursi in raccolte punti, sconti, offerte speciali, accessi selezionati o anche servizi gratuiti.
Questi suggerimenti vi aiuteranno a fidelizzare i clienti. Ricordate che la qualità del servizio inizia quando un cliente entra nel vostro negozio di riparazione, non quando l’auto è sui rulli per il controllo.
mercoledì 10 aprile 2013
Tutor e Autovelox: come evitare sanzioni
Il miglior modo per evitare grane con tutor e autovelox?
Rispettare i limiti ed evitare di rompersi il collo per arrivare dieci minuti
prima. Sembra banale, ma a giudicare dal numero di multe e ritiri di patente
che ogni anno si susseguono, non tutti sembrano averlo capito.
Oggi faremo però una breve panoramica su tutti i metodi che i guidatori
più spericolati si sono inventati per evitare di farsi “fotografare” da tutor
ed autovelox.
Noi restiamo della convinzione che moderare la velocità e
guidare con consapevolezza la propria auto è l’unico modo per evitare di
incorrere in pericolosi incidenti rischiando di mettere in pericolo la propria
e l’altrui vita, ma comunque la pensiate, i metodi per aggirare tutor e autovelox
non mancano. Anzi, una qualsiasi spulciata in rete vi darà la possibilità di
trovarne a decine.
Alcuni sono validi, altri sono vere e proprie leggende
metropolitane. Alcuni sono già di serie nel vostro navigatore, per altri
occorre affidarsi al mercato parallelo dell’online. Vi vogliamo descrivere le
principali categorie di strumenti anti-velox.
Innanzitutto, potete sempre visualizzare gli autovelox segnalati direttamente dal sito della Polizia Di Stato.
Navigatori e mappe
Partiamo dalle mappe. Molti navigatori satellitari
forniscono la localizzazione di molte postazioni fisse lungo strade e
autostrade. Un buon modo per sapere quando andarci leggeri con l’acceleratore.
Occhio alle postazioni mobili, che non sempre vengono rilevate.
Applicazioni per cellulari
Chi invece possiede un iPhone può affidarsi a iCoyote, applicazione mobile nuova di zecca
(almeno nel nostro paese) che informa il conducente della presenza di autovelox
fissi e mobili. L’app è infatti collegata a una community di utenti che
segnalano in tempo reale livelli di traffico, incidenti stradali e, appunto,
zone a rischio multa e ritiro patente.
Un database interno, combinato con le migliaia di segnalazioni ricevute ogni giorno, consente di conoscere il limite di velocità nel tratto percorso, posizione distanza e tipo di autovelox, l’orario dell’ultimo avviso (nel caso di postazione mobile) e anche quali sono i tratti di strada particolarmente pericolosi. iCoyote non è l’unica del suo genere: basti pensare alla più rinomata Autovelox Italia – CamSam (disponibile anche per Android). Conviene provarle entrambe e capire qual è la più adatta alle proprie esigenze.
Un database interno, combinato con le migliaia di segnalazioni ricevute ogni giorno, consente di conoscere il limite di velocità nel tratto percorso, posizione distanza e tipo di autovelox, l’orario dell’ultimo avviso (nel caso di postazione mobile) e anche quali sono i tratti di strada particolarmente pericolosi. iCoyote non è l’unica del suo genere: basti pensare alla più rinomata Autovelox Italia – CamSam (disponibile anche per Android). Conviene provarle entrambe e capire qual è la più adatta alle proprie esigenze.
Strumenti Elettronici
Ci sono poi strumenti elettronici installabili sul cruscotto
o sul muso dell’automobile, chiamati in gergo “avvisatori” o “intercettatori”.
Disponibili da diversi anni, sono stati pensati per evitare di essere rilevati
dalle “macchinette”. Si possono importare dagli Stati Uniti o da altri paesi
europei e si tratta di apparecchi elettronici in grado di segnalare la presenza
di postazioni autovelox o di pistole laser già a una certa distanza. Quanto
basta per accorgersi della “minaccia”, rallentare in tempo e quindi evitare la
multa.
Sul mercato ci sono diversi modelli, non tutti all’altezza delle aspettative. Online non è difficile trovarli. In commercio ci sono circa 20-25 modelli diversi, il cui prezzo è proporzionale alla qualità.
Sul mercato ci sono diversi modelli, non tutti all’altezza delle aspettative. Online non è difficile trovarli. In commercio ci sono circa 20-25 modelli diversi, il cui prezzo è proporzionale alla qualità.
Che ne dite invece di un blinder? Stiamo parlando di un
dispositivo in grado di disturbare il segnale di Telelaser o Laser, accecandolo
con un particolare flash. Prodotti in diversi paesi (ma il modello più
efficiente pare essere danese), neutralizzano la rilevazione di tutti i Telelaser
in commercio, in quanto si basano sullo stesso principio: hanno una coppia di
sensori infrarosso da montare dentro la mascherina dell’automobile e una
centralina che va nascosta dentro l’abitacolo, nel cruscotto oppure sotto
l’autoradio. Alcuni modelli sono dotati di segnalazione acustica e si possono
collegare all’autoradio: quando di colpo il volume si azzera e sentite il
tipico cicalino di questa apparecchiatura, vuol dire che un laser è stato
puntato contro la vostra auto ma, fortunatamente per voi, è stato
neutralizzato.
E per quanto riguarda i tutor, c’è chi ha anche pensato ad
una targa a scomparsa. Non mancano, infatti, in commercio dispositivi meccanici
che, premendo un semplice comando posto sul cruscotto, oscurano la targa e la
rendono indecifrabile alle telecamere, in toto o in parte. Una specie di
minisaracinesca di plastica, insomma, da abbassare al bisogno. C’è poi chi
invece sceglie la strada creativa: un 45enne calabrese, di recente, ha usato un
pezzo di nastro adesivo bianco per modificare le iniziali della propria targa.
Da EM a FM. Un lavoro di precisione. Peccato che FM è una sigla che ancora non
esiste nel nostro paese, dato che le auto più nuove al massimo iniziano per
“E”. Il tutor lo ha pizzicato quasi subito, una pattuglia gli è stata
sguinzagliata dietro. Multa, denuncia, fermo amministrativo del veicolo.
Insomma, un “epic fail”.
L’ultimo caso viene dall’Alto Adige, dove un uomo di 36 anni
è stato pizzicato dagli agenti dopo che per mesi ha fatto di strade e
autostrade la pista di un autodromo. Nonostante le pattuglie di Polizia
Municipale, i blocchi della Stradale, le telecamere, gli autovelox.
Come? Semplice: ha montato sulla sua Skoda Octavia un congegno meccanico, attivabile dal conducente, che all’occorrenza (e nel giro di un secondo) ruotava di 90 gradi verso il basso le due targhe. Risultato: per mesi è sfuggito a tutor e autovelox, perché le foto scattate ritraevano un’automobile con targa illeggibile.
Per chi si stesse chiedendo: “Perchè non gli sono corsi dietro?”, ricordiamo che non sempre gli inseguimenti sono possibili: basta una strada molto trafficata per far desistere molte pattuglie, che tra i loro obblighi hanno quello di tutelare l’incolumità degli automobilisti. Dimentichiamoci quindi scene alla Starsky & Hutch o alla Blues Brothers.
Come? Semplice: ha montato sulla sua Skoda Octavia un congegno meccanico, attivabile dal conducente, che all’occorrenza (e nel giro di un secondo) ruotava di 90 gradi verso il basso le due targhe. Risultato: per mesi è sfuggito a tutor e autovelox, perché le foto scattate ritraevano un’automobile con targa illeggibile.
Per chi si stesse chiedendo: “Perchè non gli sono corsi dietro?”, ricordiamo che non sempre gli inseguimenti sono possibili: basta una strada molto trafficata per far desistere molte pattuglie, che tra i loro obblighi hanno quello di tutelare l’incolumità degli automobilisti. Dimentichiamoci quindi scene alla Starsky & Hutch o alla Blues Brothers.
Il diavolo, come sappiamo, fa le pentole ma non i coperchi.
È bastata la curiosità di un agente di Polizia a smascherare il giochetto. Riconosciuta
l’auto, che in quel momento era parcheggiata, ha dato un’occhiata alle targhe, scoprendo
il piccolo braccio meccanico. Un congegno alla James Bond (o alla Arsenio Lupin,
se preferite), acquistato online dall’Inghilterra, fatto installare da
un’officina di Bolzano e – ricordiamolo – illegale. Un congegno che è valso
all’improvvisato “agente segreto” una denuncia per Soppressione o occultamento
di atti veri. Articolo 490 del Codice penale: la pena è equiparabile al Falso
in atto pubblico. Oltre al sequestro del veicolo, la sanzione pecuniaria, le
conseguenze per la patente, il pagamento di tutte le multe arretrate. Più la
mora, le sanzioni accessorie e, manco a dirlo, gli aumenti entrati in vigore
dal 1 gennaio 2013.
La targa “straniera”
Poi ci sono le soluzioni artigianali: per molto tempo è
bastato immatricolare la propria auto con targa straniera, o rendere
illeggibile la targa. Alcuni ci hanno provato con una semplice, ma efficace
palata di fango. E funziona: la prima volta, la seconda, forse anche la terza o
la quarta. Ma alla lunga il gioco non vale mai la candela. Si rischiano multe
pesanti, sanzioni penali. Ma soprattutto, si rischia di mettere a repentaglio
la vita, propria e altrui. Che vale più di qualsiasi multa. Pensiamoci
seriamente la prossima volta che ci mettiamo al volante.
Fonte: Piero
Babudro per 6sicuro.it
venerdì 5 aprile 2013
Ricambio, quanto mi costi?
Sul numero di aprile di “Quattroruote” è stata
presentata un’interessante indagine riguardo al costo esorbitante di
alcuni pezzi di ricambio, soprattutto se si confronta lo stesso pezzo ma
di marchi diversi
Partendo dalla lamentela di un lettore, il mensile ha analizzato il costo di vendita dei principali pezzi di ricambio delle automobili, giungendo a conclusioni piuttosto scontate per chi lavora nel settore, ma che fa comunque un certo effetto vedere nero su bianco.
Sebbene infatti nella maggior parte dei casi si tratti di parti in plastica all’apparenza semplici e basilari, il loro costo può raggiungere anche diverse centinaia di euro e, soprattutto, può variare notevolmente da un modello di automobile ad un altro.
Un esempio eclatante che la rivista ci propone è lo spoiler, che per una Renault Clio II costa 50 euro, mentre per una Toyota Rav4 III raggiunge i 1.130 euro (listino al pubblico); per rimanere su cifre più contenute si pensi alla calotta del retrovisore, 19 euro per la Smart For Two, ben 80 per la Nissan Quashqai. Per quanto riguarda, infine, lo spoiler inferiore del paraurti posteriore, per cambiarlo ad una Chevrolet Spark si spendono 26 euro, che diventano 480 nel caso di una Suzuki SX4.
Rimanendo in argomento, va detto che anche i ricambi interni non scherzano affatto in quanto a prezzi, il più costoso può risultare lo sportello del vano portaoggetti, che varia dai 32 euro della Fiat Panda ai 251 della Toyota Yaris; idem per l’aletta parasole, 8 euro per la Dacia Duster e 174 euro per la Hyundai ix35, e per il posacenere, 12 euro per chi possiede una Renault Clio, 62 per i proprietari della Toyota Yaris.
Ma quali sono i fattori determinanti di questi prezzi e, soprattutto, cosa incide sulla sproporzione tra un marchio e un altro?
Quattroruote illustra come il costo di produzione di questa tipologia di ricambi dipenda più che altro costo di realizzazione dello stampo (essendo principalmente fatti di plastica). Dunque l’unico modo per ammortizzare questo costo è “spalmarlo” sul numero di ricambi prodotti, allo stesso tempo, però, nessuna casa automobilistica produrrebbe quantitativi industriali di ricambi di pezzi che, tendenzialmente, non vengono mai cambiati durante l’intero arco di vita di un automobile. È presto spiegato perché, per assurdo, alcuni dei pezzi più piccoli costano di più: ne vengono prodotti di meno.
All’interno dell’articolo è presente anche un box che parla dei produttori di ricambi alternativi, citando ISAM: questi produttori, mettendosi in diretta competizione con le case auto le costringono ad abbassare i prezzi; propongono infatti ricambi alternativi, di pari qualità ma ad un prezzo a volte (come nel caso di ISAM) ridotto anche del 30% rispetto quelli originali, un dato in linea anche con una recente indagine dell’ADAC.
fonte: carrozzeria.it
Automobilweb invece propone una soluzione economica e veloce che ti permette di trovare il ricambio usato con pochi clic, inviando una richiesta a tutti gli autodemolitori e ricambisti iscritti al portale: con la sezione di Ricerca Ricambi si possono confrontare le offerte direttamente sulla propria email o sul cellulare.
Partendo dalla lamentela di un lettore, il mensile ha analizzato il costo di vendita dei principali pezzi di ricambio delle automobili, giungendo a conclusioni piuttosto scontate per chi lavora nel settore, ma che fa comunque un certo effetto vedere nero su bianco.
Sebbene infatti nella maggior parte dei casi si tratti di parti in plastica all’apparenza semplici e basilari, il loro costo può raggiungere anche diverse centinaia di euro e, soprattutto, può variare notevolmente da un modello di automobile ad un altro.
Un esempio eclatante che la rivista ci propone è lo spoiler, che per una Renault Clio II costa 50 euro, mentre per una Toyota Rav4 III raggiunge i 1.130 euro (listino al pubblico); per rimanere su cifre più contenute si pensi alla calotta del retrovisore, 19 euro per la Smart For Two, ben 80 per la Nissan Quashqai. Per quanto riguarda, infine, lo spoiler inferiore del paraurti posteriore, per cambiarlo ad una Chevrolet Spark si spendono 26 euro, che diventano 480 nel caso di una Suzuki SX4.
Rimanendo in argomento, va detto che anche i ricambi interni non scherzano affatto in quanto a prezzi, il più costoso può risultare lo sportello del vano portaoggetti, che varia dai 32 euro della Fiat Panda ai 251 della Toyota Yaris; idem per l’aletta parasole, 8 euro per la Dacia Duster e 174 euro per la Hyundai ix35, e per il posacenere, 12 euro per chi possiede una Renault Clio, 62 per i proprietari della Toyota Yaris.
Ma quali sono i fattori determinanti di questi prezzi e, soprattutto, cosa incide sulla sproporzione tra un marchio e un altro?
Quattroruote illustra come il costo di produzione di questa tipologia di ricambi dipenda più che altro costo di realizzazione dello stampo (essendo principalmente fatti di plastica). Dunque l’unico modo per ammortizzare questo costo è “spalmarlo” sul numero di ricambi prodotti, allo stesso tempo, però, nessuna casa automobilistica produrrebbe quantitativi industriali di ricambi di pezzi che, tendenzialmente, non vengono mai cambiati durante l’intero arco di vita di un automobile. È presto spiegato perché, per assurdo, alcuni dei pezzi più piccoli costano di più: ne vengono prodotti di meno.
All’interno dell’articolo è presente anche un box che parla dei produttori di ricambi alternativi, citando ISAM: questi produttori, mettendosi in diretta competizione con le case auto le costringono ad abbassare i prezzi; propongono infatti ricambi alternativi, di pari qualità ma ad un prezzo a volte (come nel caso di ISAM) ridotto anche del 30% rispetto quelli originali, un dato in linea anche con una recente indagine dell’ADAC.
fonte: carrozzeria.it
Automobilweb invece propone una soluzione economica e veloce che ti permette di trovare il ricambio usato con pochi clic, inviando una richiesta a tutti gli autodemolitori e ricambisti iscritti al portale: con la sezione di Ricerca Ricambi si possono confrontare le offerte direttamente sulla propria email o sul cellulare.
giovedì 7 febbraio 2013
Aquaplaning: consigli utili

Il caso più frequente di fondo a scarsa aderenza si ha in caso di pioggia;
le persone spesso sottovalutano il fenomeno senza prendere le dovute
precauzioni. Innanzitutto, per garantire una perfetta espulsione dell'acqua presente
nel manto stradale bisogna accertarsi che le gomme siano alla pressione giusta
in modo che il battistrada abbia la forma per cui è stato progettato, ed
espella l'acqua in maniera ottimale; una volta controllata la pressione degli
pneumatici (controllo che comunque va fatto ogni mese) bisogna ricordare,
salendo in macchina in queste condizioni, che il veicolo ha un limite: quando
la velocità di rotazione del pneumatico fa sì che l'acqua non possa essere
evacuata del tutto da sotto il battistrada o quando prendiamo una pozzanghera
profonda (dove l'acqua non può essere evacuata) si incorre nel pericolo
dell'aquaplaning.
AQUAPLANING - Questo fenomeno appunto detto anche del
"galleggiamento" fa sì che la vettura perda direzionalità
galleggiando sopra l'acqua e può accadere anche in rettilineo; per questo
bisogna usare la massima prudenza e cercare di non superare i limiti fisici
della vettura. Quando si parla di questi argomenti bisogna sfatare molti luoghi
comuni; per esempio, molti credono che montando dei pneumatici maggiorati si ha
una maggiore tenuta nei fondi a bassa aderenza; ciò non è assolutamente vero;
infatti aumentando l'impronta al suolo del pneumatico, aumenta anche l'acqua da
espellere, per non galleggiare, e quindi anche la possibilità che non venga
espulsa; c'è anche da dire che abitualmente pneumatici di larghezza superiore
sono associati a disegni nel battistrada più efficienti, che migliorano
l'evacuazione dell'acqua e quindi un pneumatico maggiorato eguaglia (o alcune
volte supera) i livelli di aderenza di uno standard di primo equipaggiamento
nel bagnato.
COSA FARE - Nel caso in cui tutte queste precauzioni atte ad evitare la
perdita del controllo del mezzo risultino inutili, bisogna mantenere salda la
posizione del volante con le mani alle 9.15 per la maggior presa, così da
evitare una sbandata all'atterraggio (eh già) dell'auto appena finita la
pozzanghera. Inoltre dovete ricordarvi di non frenare e mantenere il gas
costante (sappiamo che è anti instintivo ma ci vuole sangue freddo). Al massimo
potete alleggerire la pressione sul pedale dell'acceleratore, ma sempre in
maniera molto dolce e progressiva.
GOMME TERMICHE - Nelle città dove la pioggia o addirittura la neve sono
molto frequenti è preferibile usare coperture del tipo "termico";
queste coperture differiscono da quelle estive (quelle tradizionali) per la
loro particolare mescola termoaderente e per particolari disegni tassellati che
aumentano il "grip" (aderenza al suolo); tuttavia queste gomme
possono essere usate solo nei periodi freddi perché ad alte temperature si
consumano velocemente e hanno scarse prestazioni; punto di forza, è la comodità
di poter andare anche sulla neve, senza l'uso di catene (in casi estremi quali
ghiaccio è possibile montare le catene) nella maggior parte dei casi. Ora
passiamo in rassegna i più diffusi (e quindi economici) dispositivi che aiutano
in queste situazioni a mantenere il controllo del veicolo, per approfondimenti
vedi la sezione "Sistemi di sicurezza".
ABS - Già nominato precedentemente l'ABS, un innovativo sistema che grazie
al Nuovo Codice della strada sarà obbligatorio su tutte le macchine; questo
dispositivo permette una frenata sicura sui fondi a scarsa aderenza perché ha
dei sensori posizionati sulle quattro ruote che rilevano il bloccaggio delle
medesime e provvedono allo "sbloccaggio"; in sintesi il sistema
funziona così: il guidatore frena esercitando una pressione sul pedale, ma la
strada è a bassa aderenza e quindi la frenata è eccessiva provocando il
bloccaggio di alcune ruote; a questo punto la centralina rileva le ruote
bloccate e la sblocca; subito dopo esercita la stessa pressione frenante sulle
ruote; se le ruote si dovessero bloccare di nuovo verranno subito sbloccate
nuovamente; questo blocca-sblocca è segnalato al guidatore dalle pulsazioni del
pedale del freno, che indica appunto che in questo caso è stato necessario
l'intervento dell'ABS, queste pulsazioni però non devono farvi abbandonare la
pressione sul pedale del freno, ma dovete insistere con la stessa. Con questo semplice
ed ingegnoso meccanismo l'auto non perde mai direzionalità perché le ruote non
si bloccano mai del tutto, ma solo per delle piccole frazioni di secondo; non
solo, si ha anche un valore di decelerazione molto più alto sia sull'asciutto
che sul bagnato.
TCS - Altro importantissimo sistema è il TCS ovvero il controllo della
trazione; questo sistema gestito da una centralina elettronica, come l'ABS, è
affidato alla rilevazione di sensori posti sempre sulle ruote che rilevano lo
slittamento delle stesse; appena uno dei sensori (posti evidentemente nelle
ruote della trazione) rileva lo slittamento di una ruota, provvede a
"tagliargli" l'alimentazione (di carburante) per qualche frazione di
secondo in modo da fargli riacquistare aderenza e spostare la coppia motrice
sull'altra ruota che provvederà a mantenere la direzionalità del mezzo; altro
sistema variante del TCS, è il BTCS dove la centralina, al posto di tagliare
l'alimentazione, agisce sui freni e frena la ruota che slitta, ottenendo lo
stesso risultato del taglio di alimentazione; alcune persone addirittura dicono
che il BTCS (più economico è destinato a macchine piccole) sia più efficiente
del normale TCS ma la loro efficacia dovrebbe essere approssimativamente la
stessa. Grazie al TCS si può partire ad esempio sul bagnato evitando lo
slittamento delle ruote di trazione, anche se non si è prestata particolarmente
attenzione nel dosare l'acceleratore e la frizione; ma uno dei maggiori
giovamenti del sistema si ha sulla neve dove macchine dotate di TCS riescono ad
"arrampicare" ad esempio nelle strade di montagna senza problemi;
altra situazione in cui il TCS è utilissimo, è quando le ruote destra e
sinistra si trovano in fondi a diversa aderenza (ad esempio asfalto e cemento)
dove esagerando di acceleratore si può addirittura provocare un testacoda.
ALTRI SISTEMI - L'uso è la spiegazione degli altri innumerevoli (è più
costosi) sistemi presenti nelle nuove autovetture, (ad esempio il controllo
elettronico di stabilità) è rimandato alla sezione "Sistemi di
sicurezza" dove troverete una spiegazione più approfondita di tali sistemi
e di tutti gli altri presenti in commercio; ma il "dispositivo" più
efficace in questi casi è la nostra prudenza; chi vi parla è una persona che è
considerato da molti un "pericolo" alla guida, ma che però cerca di
capire quando non si può andare oltre un certo limite.
L'importante è dunque non superare il limite della circostanza in cui ci si
trova; questa è la guida sicura!
fonte: sicurauto.it
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martedì 5 febbraio 2013
Vademecum: nuove regole gomme invernali
Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato
una direttiva sulla circolazione stradale durante il periodo invernale e
in caso di emergenza neve (ne abbiamo dato notizia qualche settimana fa sul blog Automobilweb).
Per dare un contributo alla corretta informazione sul tema e sulla lettura della direttiva del 16.01.2013, il gruppo produttori di pneumatici di Assogomma ha realizzato una nota che riporta i quesiti possibili e le relative risposte, e sintetizza in modo chiaro e diretto le nuove regole sulla circolazione in inverno nel nostro paese.
“Questa direttiva è stata fortemente voluta e sollecitata già lo scorso inverno, da Assogomma e da Federpneus allo scopo di fare chiarezza circa l’applicazione dei provvedimenti che disciplinano la circolazione durante la stagione fredda ed in particolare quelli riguardanti i pneumatici invernali e le catene” - commenta il direttore di Assogomma Fabio Bertolotti – “E’ con grande piacere che annotiamo una condivisione da parte del Ministero dei Trasporti in merito ai suggerimenti e alle considerazioni che Assogomma aveva espresso lo scorso anno con comunicazione del 10 gennaio 2012. Il Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma e Federpneus sono da sempre impegnati a favorire il miglioramento della sicurezza stradale, della mobilità e della circolazione attraverso le campagne firmate Pneumatici Sotto Controllo”.
“La direttiva – continua Bertolotti – arriva con qualche ritardo rispetto all’inizio della stagione invernale non certo per una mancanza da parte dei Ministeri coinvolti, ma a causa delle sterili ed ingiustificate polemiche riguardanti l’ormai famoso emendamento al Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179, che ne hanno ritardato la sua entrata in vigore. Sono queste e non altre le richieste che Assogomma aveva auspicato da tempo per fare chiarezza sulla materia superando i disagi lamentati dagli automobilisti e da tutti i soggetti professionali interessati”.
Sul sito www.pneumaticisottocontrollo.it sono consultabili le ordinanze che mano a mano vengono emesse in Italia. Allo stato attuale ne sono state rilevate 179 contro le 130 registrate lo scorso anno alla medesima data.
Non tutte le ordinanze attualmente vigenti sono conformi alla Direttiva e di conseguenza le stesse dovranno essere riemesse nei termini e nei contenuti stabiliti dal Ministero.
La direttiva richiamata si propone di fornire un contributo alla interpretazione e alla operatività delle modifiche al Codice della strada intervenute con la Legge 29/7/2010, n. 120 ed in particolare quanto disciplinato dall’art. 6, comma 4, lettera e) che prevede che l’ente proprietario della strada e/o il gestore, con apposita ordinanza, possano “prescrivere che i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici idonei alla marcia su neve e su ghiaccio”. Tutto ciò in quanto alcuni proprietari hanno emanato provvedimenti risultati non coordinati e uniformi creando disagi agli automobilisti. In buona sostanza il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ritenuto necessario impartire chiare istruzioni agli enti proprietari e concessionari delle strade, agli uffici territoriali di Governo, ai Sindaci dei comuni, finalizzate a regolamentare le modalità di attuazione dei provvedimenti.
Quando entrerà in vigore questa nuova direttiva?
La direttiva è stata protocollata in data 16.01.2013 e registrata alla Corte dei Conti il 23.01.2013. La sua entrata in vigore è avvenuta il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 25 del 30 gennaio 2013. Di conseguenza la direttiva è entrata in vigore il 31 gennaio 2013 quindi si applica dall’inverno corrente sino al 15 aprile 2013, salvo estensioni temporali. Ovviamente le nuove regole saranno applicate anche per i prossimi inverni a meno che non intervengano ulteriori cambiamenti legislativi.
Qual è l’ambito di applicazione e il periodo temporale previsto per le ordinanze?
La nuova direttiva si applica fuori dai centri abitati prevedendo un periodo uniforme ricompreso tra il 15 novembre ed il 15 aprile utilizzando uno specifico fac-simile di ordinanza (vedi allegato A).
E’ possibile prevedere periodi di vigenza diversi da quelli standard?
Si, è consentita una estensione temporale del periodo di vigenza per strade o tratti che presentano condizioni climatiche particolari come ad esempio le strade di montagna a quote particolarmente alte.
E’ possibile prevedere l’applicazione della direttiva nei centri abitati?
Il Ministero ha chiarito che laddove ricorressero le condizioni climatiche disciplinate dalla direttiva, anche i Comuni possano adottare gli stessi provvedimenti anche all’interno dei centri abitati secondo quanto previsto all’art. 7, comma 1) del CdS.
Come si dovranno comportare gli enti proprietari che hanno già emesso ordinanze non conformi alla nuova direttiva ministeriale?
Tutti gli enti proprietari che hanno già emanato provvedimenti sul tema sono espressamente invitati a:
- rettificare la data del termine di fine periodo se diversa da quella prescritta (15 aprile);
- modificare l’ordinanza vigente se non conforme al modello ministeriale prescritto (vedi allegato A);
- impiegare segnali stradali conformi alla direttiva come riportati nell’allegato B sostituendo quelli non conformi già installati.
Le ordinanze emanate dai proprietari/gestori a quali veicoli si applicano?
Le ordinanze riguardano i veicoli M1 (autovetture con un massimo di 8 posti a sedere oltre al conducente), N1 (veicoli destinati al trasporto di merci avente massa massima non superiore a 3,5 tonnellate), O1 (rimorchi con massa massima non superiore a 0,75 tonnellate).
Le moto e i ciclomotori sono soggetti agli obblighi previsti dalle ordinanze e alle normative che disciplinano la circolazione nel periodo invernale?
Le moto ed i ciclomotori non sono soggetti all’obbligo di pneumatici invernali e/o catene a bordo se previsto. E’ importante sottolineare che, laddove vigono le Ordinanze, essi possono circolare ma solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di fenomeni nevosi in atto: pertanto in tali condizioni ne è vietata la circolazione.
Quanti pneumatici invernali devono essere montati su una vettura?
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiarito e raccomanda l’installazione di pneumatici invernali su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale.
Questa raccomandazione si applica anche nei confronti dei pneumatici chiodati che continuano a poter essere utilizzati limitatamente alla marcia su ghiaccio, per i veicoli M1, N1 e O1, secondo la circolare n° 58/71 protocollo n° 557/2174D del 22.10.1971.
I pneumatici invernali ed i mezzi antisdrucciolevoli sono tra loro “complementari” o “in alternativa”?
Il ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli, ovverossia le catene sono dispositivi “in alternativa” e non “complementari” ai pneumatici invernali. In altre parole le catene possono essere impiegate anche sui pneumatici invernali in condizioni estreme (abbondante innevamento fresco e forti pendenze) ma non è necessario il loro montaggio su pneumatici invernali in condizioni di normale innevamento e tantomeno durante l’intera stagione invernale.
Su quali veicoli possono essere montate le catene e su quanti assi?
In alternativa ai pneumatici invernali possono essere impiegati mezzi antisdrucciolevoli ovverossia catene conformi al decreto del Ministero dei Trasporti del 10.05.2011. Tale decreto disciplina i dispositivi di aderenza impiegabili sugli autoveicoli di categoria M1, N1, O1 e O2. Sono altresì ammessi dispositivi di aderenza conformi alla norma austriaca ONORM) V5119 per le stesse categorie di autoveicoli sopra citate. Il Ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli devono essere montati almeno sulle ruote degli assi motori: in altre parole per i veicoli a trazione anteriore o posteriore è sufficiente montare le catene solo su un unico asse, viceversa nel caso di veicoli a trazione integrale le catene andranno montate su entrambi gli assi.
Quali caratteristiche devono avere le catene a bordo e quali accorgimenti devono essere adottati?
Le catene da tenere a bordo devono essere compatibili con i pneumatici del veicolo su cui devono essere installate ed in caso di impiego devono essere seguite le istruzioni di installazione fornite dai costruttori del veicolo e del dispositivo. Il fatto che venga citato prima il costruttore del veicolo e successivamente quello del dispositivo non è casuale in quanto, su alcuni autoveicoli, non previsto né è possibile il montaggio di dispositivi di aderenza.
(E’ una iniziativa del Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma: Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli, Yokohama)
fonte: Pneurama.it
Per dare un contributo alla corretta informazione sul tema e sulla lettura della direttiva del 16.01.2013, il gruppo produttori di pneumatici di Assogomma ha realizzato una nota che riporta i quesiti possibili e le relative risposte, e sintetizza in modo chiaro e diretto le nuove regole sulla circolazione in inverno nel nostro paese.
“Questa direttiva è stata fortemente voluta e sollecitata già lo scorso inverno, da Assogomma e da Federpneus allo scopo di fare chiarezza circa l’applicazione dei provvedimenti che disciplinano la circolazione durante la stagione fredda ed in particolare quelli riguardanti i pneumatici invernali e le catene” - commenta il direttore di Assogomma Fabio Bertolotti – “E’ con grande piacere che annotiamo una condivisione da parte del Ministero dei Trasporti in merito ai suggerimenti e alle considerazioni che Assogomma aveva espresso lo scorso anno con comunicazione del 10 gennaio 2012. Il Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma e Federpneus sono da sempre impegnati a favorire il miglioramento della sicurezza stradale, della mobilità e della circolazione attraverso le campagne firmate Pneumatici Sotto Controllo”.
“La direttiva – continua Bertolotti – arriva con qualche ritardo rispetto all’inizio della stagione invernale non certo per una mancanza da parte dei Ministeri coinvolti, ma a causa delle sterili ed ingiustificate polemiche riguardanti l’ormai famoso emendamento al Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179, che ne hanno ritardato la sua entrata in vigore. Sono queste e non altre le richieste che Assogomma aveva auspicato da tempo per fare chiarezza sulla materia superando i disagi lamentati dagli automobilisti e da tutti i soggetti professionali interessati”.
Sul sito www.pneumaticisottocontrollo.it sono consultabili le ordinanze che mano a mano vengono emesse in Italia. Allo stato attuale ne sono state rilevate 179 contro le 130 registrate lo scorso anno alla medesima data.
Non tutte le ordinanze attualmente vigenti sono conformi alla Direttiva e di conseguenza le stesse dovranno essere riemesse nei termini e nei contenuti stabiliti dal Ministero.
INVERNO 2012-2013
CHIARIMENTI SULLA DIRETTIVA MINISTERIALE DEL 16.01.2013
Quali sono le finalità della direttiva del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti del 16.01.2013?La direttiva richiamata si propone di fornire un contributo alla interpretazione e alla operatività delle modifiche al Codice della strada intervenute con la Legge 29/7/2010, n. 120 ed in particolare quanto disciplinato dall’art. 6, comma 4, lettera e) che prevede che l’ente proprietario della strada e/o il gestore, con apposita ordinanza, possano “prescrivere che i veicoli siano muniti ovvero abbiano a bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici idonei alla marcia su neve e su ghiaccio”. Tutto ciò in quanto alcuni proprietari hanno emanato provvedimenti risultati non coordinati e uniformi creando disagi agli automobilisti. In buona sostanza il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ritenuto necessario impartire chiare istruzioni agli enti proprietari e concessionari delle strade, agli uffici territoriali di Governo, ai Sindaci dei comuni, finalizzate a regolamentare le modalità di attuazione dei provvedimenti.
Quando entrerà in vigore questa nuova direttiva?
La direttiva è stata protocollata in data 16.01.2013 e registrata alla Corte dei Conti il 23.01.2013. La sua entrata in vigore è avvenuta il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 25 del 30 gennaio 2013. Di conseguenza la direttiva è entrata in vigore il 31 gennaio 2013 quindi si applica dall’inverno corrente sino al 15 aprile 2013, salvo estensioni temporali. Ovviamente le nuove regole saranno applicate anche per i prossimi inverni a meno che non intervengano ulteriori cambiamenti legislativi.
Qual è l’ambito di applicazione e il periodo temporale previsto per le ordinanze?
La nuova direttiva si applica fuori dai centri abitati prevedendo un periodo uniforme ricompreso tra il 15 novembre ed il 15 aprile utilizzando uno specifico fac-simile di ordinanza (vedi allegato A).
E’ possibile prevedere periodi di vigenza diversi da quelli standard?
Si, è consentita una estensione temporale del periodo di vigenza per strade o tratti che presentano condizioni climatiche particolari come ad esempio le strade di montagna a quote particolarmente alte.
E’ possibile prevedere l’applicazione della direttiva nei centri abitati?
Il Ministero ha chiarito che laddove ricorressero le condizioni climatiche disciplinate dalla direttiva, anche i Comuni possano adottare gli stessi provvedimenti anche all’interno dei centri abitati secondo quanto previsto all’art. 7, comma 1) del CdS.
Come si dovranno comportare gli enti proprietari che hanno già emesso ordinanze non conformi alla nuova direttiva ministeriale?
Tutti gli enti proprietari che hanno già emanato provvedimenti sul tema sono espressamente invitati a:
- rettificare la data del termine di fine periodo se diversa da quella prescritta (15 aprile);
- modificare l’ordinanza vigente se non conforme al modello ministeriale prescritto (vedi allegato A);
- impiegare segnali stradali conformi alla direttiva come riportati nell’allegato B sostituendo quelli non conformi già installati.
Le ordinanze emanate dai proprietari/gestori a quali veicoli si applicano?
Le ordinanze riguardano i veicoli M1 (autovetture con un massimo di 8 posti a sedere oltre al conducente), N1 (veicoli destinati al trasporto di merci avente massa massima non superiore a 3,5 tonnellate), O1 (rimorchi con massa massima non superiore a 0,75 tonnellate).
Le moto e i ciclomotori sono soggetti agli obblighi previsti dalle ordinanze e alle normative che disciplinano la circolazione nel periodo invernale?
Le moto ed i ciclomotori non sono soggetti all’obbligo di pneumatici invernali e/o catene a bordo se previsto. E’ importante sottolineare che, laddove vigono le Ordinanze, essi possono circolare ma solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di fenomeni nevosi in atto: pertanto in tali condizioni ne è vietata la circolazione.
Quanti pneumatici invernali devono essere montati su una vettura?
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiarito e raccomanda l’installazione di pneumatici invernali su tutte le ruote al fine di conseguire condizioni uniformi di aderenza sul fondo stradale.
Questa raccomandazione si applica anche nei confronti dei pneumatici chiodati che continuano a poter essere utilizzati limitatamente alla marcia su ghiaccio, per i veicoli M1, N1 e O1, secondo la circolare n° 58/71 protocollo n° 557/2174D del 22.10.1971.
I pneumatici invernali ed i mezzi antisdrucciolevoli sono tra loro “complementari” o “in alternativa”?
Il ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli, ovverossia le catene sono dispositivi “in alternativa” e non “complementari” ai pneumatici invernali. In altre parole le catene possono essere impiegate anche sui pneumatici invernali in condizioni estreme (abbondante innevamento fresco e forti pendenze) ma non è necessario il loro montaggio su pneumatici invernali in condizioni di normale innevamento e tantomeno durante l’intera stagione invernale.
Su quali veicoli possono essere montate le catene e su quanti assi?
In alternativa ai pneumatici invernali possono essere impiegati mezzi antisdrucciolevoli ovverossia catene conformi al decreto del Ministero dei Trasporti del 10.05.2011. Tale decreto disciplina i dispositivi di aderenza impiegabili sugli autoveicoli di categoria M1, N1, O1 e O2. Sono altresì ammessi dispositivi di aderenza conformi alla norma austriaca ONORM) V5119 per le stesse categorie di autoveicoli sopra citate. Il Ministero ha chiarito che i mezzi antisdrucciolevoli devono essere montati almeno sulle ruote degli assi motori: in altre parole per i veicoli a trazione anteriore o posteriore è sufficiente montare le catene solo su un unico asse, viceversa nel caso di veicoli a trazione integrale le catene andranno montate su entrambi gli assi.
Quali caratteristiche devono avere le catene a bordo e quali accorgimenti devono essere adottati?
Le catene da tenere a bordo devono essere compatibili con i pneumatici del veicolo su cui devono essere installate ed in caso di impiego devono essere seguite le istruzioni di installazione fornite dai costruttori del veicolo e del dispositivo. Il fatto che venga citato prima il costruttore del veicolo e successivamente quello del dispositivo non è casuale in quanto, su alcuni autoveicoli, non previsto né è possibile il montaggio di dispositivi di aderenza.
(E’ una iniziativa del Gruppo Produttori Pneumatici di Assogomma: Bridgestone, Continental, Goodyear Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli, Yokohama)
fonte: Pneurama.it
martedì 4 dicembre 2012
Novità per evitare il freddo prima che si attivi il climatizzatore
A seconda di che macchina avete e di quanto funziona bene il climatizzatore, non ci vuole moltissimo perché l’abitacolo si riscaldi in una mattina fredda mentre andate a lavorare. Ma perché soffrire il freddo, anche se per pochi minuti, quando se ne può fare a meno?
Quello che vedete nell’immagine qui sopra è un pre-riscaldatore da auto. Si installa sotto al tettuccio della macchina o sul parabrezza, con un paio di ventose che possono ruotare di 180 gradi. Un orologio integrato permette di impostare l’ora in cui volete trovare l’auto calda e il dispositivo calcolerà di iniziare il preriscaldamento 20 minuti prima.
Se invece non avete un programma preciso e non sapete a che ora uscirete, un telecomando wireless vi permetterà di attivare il dispositivo da casa o dall'ufficio mentre vi preparate.
La batteria ricaricabile garantisce che non si scarichi quella della macchina mentre il vostro preriscaldatore da 120 dollari (meno di 100 euro) vi aiuta ad affrontare meglio la giornata. Ma siccome ci vogliono quattro ore per ricaricarlo, è probabile che ci siano alcune circostanze vi toccherà tornare a casa nella macchina fredda. Può essere una buona idea regalo, non credete?
[Fonte: Gizmodo USA]
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