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mercoledì 9 ottobre 2013

Via l'assicurazione dal parabrezza: il nuovo sistema ha il microchip

"Favorisca patente e assicurazione". La temuta e tipica frase pronunciata dagli agenti, dopo aver intimato l’alt agli automobilisti, sta per andare in pensione.


Dal 18 ottobre entrerà in vigore un decreto ministeriale (9 agosto 2013, n. 110) che stabilisce la progressiva dematerializzazione dei contrassegni di assicurazione dei veicoli a motore su strada, attraverso la sostituzione degli stessi con sistemi elettronici o telematici. Al netto del burocratese significa che gli attuali tagliandi assicurativi esposti saranno sostituiti da sistemi elettronici o telematici. 



Le pattuglie della stradale, dei carabinieri o della polizia locale che vorranno procedere al controllo, nel momento in cui fermeranno le automobili non dovranno più guardare il parabrezza ma si collegheranno a una banca dati istituita presso la direzione generale della Motorizzazione «alimentata in tempo reale dalle imprese di assicurazione» che darà loro una risposta immediata sulla regolare copertura assicurativa della vettura.


Non solo. Il sistema elettronico dialogherà anche con quelli di controllo del traffico come Tutor (in autostrada), autovelox di ultima generazione o telecamere delle Ztl (in città) che «leggono» le targhe e oltre al controllo della velocità potranno collegarsi al database dell’Associazione nazionale imprese assicurative. In questo modo, alle forze di polizia, verranno inviate segnalazioni sulle auto che non sono in regola con l’assicurazione obbligatoria (Rc auto) e gli automobilisti dovranno poi dimostrare invece la loro correttezza. Un problema che non riguarda pochi italiani. Secondo l’ultimo rapporto Ania, si stima che nel 2012, ci siano stati 3,1 milioni di veicoli senza Rc auto. All’incirca il 7 per cento del parco circolante. Una media che sale al 12 per cento nelle province del Sud ( con la punta estrema di quasi il 30 per cento a Napoli); si attesta al 6,4 per cento nel Centro mentre al Nord scende, si fa per dire, al 4,6 per cento.


«Questo sistema servirà sia a contrastare la piaga delle auto che circolano senza assicurazione sia quella della falsificazione dei contrassegni - spiega Vittorio Verdone, direttore centrale di Ania - e stroncherà questo vero e proprio mercato clandestino. Non solo grave per la sicurezza stradale ma anche costoso per la collettività onesta che paga i premi in maniera corretta. Gli stessi cittadini che oggi devono pure pagare per le vittime della pirateria stradale». Un problema attuale.
«Attuale e sempre più in aumento - argomenta Giordano Biserni, presidente dell’associazione amici e sostenitori polizia stradale - insieme alle fughe all’alt della polizia. Infrazioni commesse da persone che scappano dalla responsabilità coscienti di non essere in regola con i documenti necessari alla guida». Una delle tante battaglie che l’Asaps porta avanti da anni. «Ci auguriamo davvero che contribuisca ad una maggiore sicurezza sulle strade e - prosegue Biserni - per questo motivo l’avevamo auspicato già al momento della campagna iscrizioni dello scorso anno quando avevamo messo a disposizione dei nostri iscritti un testo utile a chi opera sulle strade e deve contrastare il fenomeno dei falsi tagliandi anche se sui social network ho letto che fra i nostri addetti ai lavori esiste qualche dubbio sul controllo “in tempo reale” con le banche dati. Vedremo fra non molto».


Già, perché questo scenario non è uno dei tanti proclami annunciati e poi non realizzati. È stato ideato un anno fa con il decreto liberalizzazioni e secondo quanto si legge nel decreto del ministero dello Sviluppo economico, di concerto con quello dei Trasporti, è prevista una tempistica ben predefinita che porterà alla realizzazione entro il 18 ottobre del 2015. Questo periodo di tempo servirà per rispettare alcune scadenze tecnico-operative. Diciotto mesi serviranno per predisporre il database a cui si collegheranno, in tempo reale, le apparecchiature per i controlli automatici. Un anno per avviare le connessioni informatiche con cittadini e compagnie. Sessanta giorni per immettere le informazioni già presenti nella banca dati dell’Ania e 30 giorni perché la Motorizzazione renda operativa la struttura informatica del database in quello delle forze dell’ordine.
Il futuro è già iniziato.


fonte: motori.corriere.it

mercoledì 3 luglio 2013

10 anni di patente a punti: guida più responsabile

Da luglio 2003 è in vigore la patente a punti. In 10 anni gli italiani hanno perso circa 85 milioni di punti, di cui il 25,44% appartenenti a donne e il 74,56% a uomini.



Tanti auguri alla patente a punti che, di punti, ne ha tolti ben 85 milioni a 37,6 milioni di italiani.  


Non tutti avranno voglia di festeggiare i 10 anni dall’entrata in vigore di questa patente (luglio 2003), dal momento che la media di punti persi per ogni automobilista è di 2,275 punti sottratti a testa. Ovviamente c’è chi è rimasto senza, e chi invece li ha conservati tutti. Chi ne ha persi di più sono stati gli under 20. Bisogna ricordare però che per i primi tre anni di patente, i punti sottratti per ogni infrazione raddoppiano, ma tanti errori li fa anche l’inesperienza. I più giovani hanno perso infatti una media di 6,497 punti a testa, segue la fascia d’età 21-24 (3,390 punti a testa), 30-34 anni (2,638 punti). Gli over-70 (che mediamente però, viaggiano meno) hanno perso solo una media di 1,176 punti .

Volendo riproporre la solita battaglia dei sessi, basti dire che qui le donne vincono, dato che con il 43,67% delle patenti collezionano il 25,44% dei punti persi, contro il 56,33% delle patenti degli uomini e il 74,56% dei punti sottratti. La maggior parte delle violazioni che hanno fatto scattare la penalità sono state eccesso di velocità, cinture di sicurezza non allacciate, attraversamento con il semaforo rosso e uso del cellulare.

 Ma la patente a punti è servita a qualcosa? Questa la domanda che, a 10 anni dall’entrata in vigore, si stanno ponendo in molti. Statistiche alla mano, l’Asaps (Associazione Amici Polizia della Strada) dice di sì, dato che nel 2002 si contavano 265.402 incidenti causanti 6.980 morti e 378.492 feriti, mentre nel 2011 gli incidenti si sono ridotti del 22,5% (205.638 incidenti), -44,7% le vittime (3.860) e -22,8% i feriti (292.019). Va tuttavia ricordato che in 10 anni, oltre alla patente a punti, si sono susseguiti norme, progressi tecnologici e campagne di informazione che hanno certamente contribuito a ridurre il numero degli incidenti e – qui merito soprattutto della tecnologia – la loro pericolosità. Basti pensare alle norme anti-alcol e, soprattutto, alla diffusione estesa dei tutor e capillare degli autovelox. Insomma, il nesso causa-effetto tra patente a punti e riduzione degli incidenti è tutt’altro che scontato. Quello che invece è certo è che chi per 10 anni non ha subito riduzioni dei punti, ore se ne trova 30, ovvero 10 in più.

Come si controlla il saldo punti? 
Il titolare può controllare in tempo reale lo stato della propria patente presso l'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, utilizzando il portale del ministero dei trasporti.

Su questo portale il Ministero dei Trasporti ha attivato il servizio online di verifica del saldo dei punti sulla propria patente di guida: occorre semplicemente iscriversi al sito seguendo le istruzioni presenti sulla home page.
E' possibile utilizzare anche l'utenza telefonica 848782782, ma, attenzione, non è un numero verde. La telefonata può essere effettuata solo da apparecchio fisso ed ha il costo di una chiamata urbana secondo le tariffe del proprio gestore telefonico.
Come si recupera il punteggio

La mancanza di decurtazioni dei punti, per il periodo di due anni consecutivi, determina la nuova attribuzione del completo punteggio iniziale. Per i titolari di patente che per almeno due anni hanno mantenuto 20 punti è previsto l'accreditamento di 2 punti fino a raggiungere il tetto massimo complessivo di 30 punti.
Dal 13 agosto 2010 per i patentati da meno di tre anni è stato introdotto un ulteriore meccanismo premiale: nel caso non vengano commesse violazioni che prevedono decurtazione di punti verrà attribuito sul loro titolo di guida un punto ogni anno, fino ad un massimo di tre.
Il punteggio perso può essere recuperato frequentando anche dei corsi specifici , con obbligo di esame finale, presso le autoscuole o presso gli altri soggetti autorizzati dal Ministero dei Trasporti. 


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mercoledì 10 aprile 2013

Tutor e Autovelox: come evitare sanzioni



Il miglior modo per evitare grane con tutor e autovelox? Rispettare i limiti ed evitare di rompersi il collo per arrivare dieci minuti prima. Sembra banale, ma a giudicare dal numero di multe e ritiri di patente che ogni anno si susseguono, non tutti sembrano averlo capito.


Oggi faremo però una breve panoramica su tutti i metodi che i guidatori più spericolati si sono inventati per evitare di farsi “fotografare” da tutor ed autovelox.




Noi restiamo della convinzione che moderare la velocità e guidare con consapevolezza la propria auto è l’unico modo per evitare di incorrere in pericolosi incidenti rischiando di mettere in pericolo la propria e l’altrui vita, ma comunque la pensiate, i metodi per aggirare tutor e autovelox non mancano. Anzi, una qualsiasi spulciata in rete vi darà la possibilità di trovarne a decine.

Alcuni sono validi, altri sono vere e proprie leggende metropolitane. Alcuni sono già di serie nel vostro navigatore, per altri occorre affidarsi al mercato parallelo dell’online. Vi vogliamo descrivere le principali categorie di strumenti anti-velox.
Innanzitutto, potete sempre visualizzare gli autovelox segnalati direttamente dal sito della Polizia Di Stato.

Navigatori e mappe

Partiamo dalle mappe. Molti navigatori satellitari forniscono la localizzazione di molte postazioni fisse lungo strade e autostrade. Un buon modo per sapere quando andarci leggeri con l’acceleratore. Occhio alle postazioni mobili, che non sempre vengono rilevate.

Applicazioni per cellulari

Chi invece possiede un iPhone può affidarsi a iCoyote, applicazione mobile nuova di zecca (almeno nel nostro paese) che informa il conducente della presenza di autovelox fissi e mobili. L’app è infatti collegata a una community di utenti che segnalano in tempo reale livelli di traffico, incidenti stradali e, appunto, zone a rischio multa e ritiro patente.
Un database interno, combinato con le migliaia di segnalazioni ricevute ogni giorno, consente di conoscere il limite di velocità nel tratto percorso, posizione distanza e tipo di autovelox, l’orario dell’ultimo avviso (nel caso di postazione mobile) e anche quali sono i tratti di strada particolarmente pericolosi. iCoyote non è l’unica del suo genere: basti pensare alla più rinomata Autovelox Italia – CamSam (disponibile anche per Android). Conviene provarle entrambe e capire qual è la più adatta alle proprie esigenze.


Strumenti Elettronici

Ci sono poi strumenti elettronici installabili sul cruscotto o sul muso dell’automobile, chiamati in gergo “avvisatori” o “intercettatori”. Disponibili da diversi anni, sono stati pensati per evitare di essere rilevati dalle “macchinette”. Si possono importare dagli Stati Uniti o da altri paesi europei e si tratta di apparecchi elettronici in grado di segnalare la presenza di postazioni autovelox o di pistole laser già a una certa distanza. Quanto basta per accorgersi della “minaccia”, rallentare in tempo e quindi evitare la multa.
Sul mercato ci sono diversi modelli, non tutti all’altezza delle aspettative. Online non è difficile trovarli. In commercio ci sono circa 20-25 modelli diversi, il cui prezzo è proporzionale alla qualità.

Che ne dite invece di un blinder? Stiamo parlando di un dispositivo in grado di disturbare il segnale di Telelaser o Laser, accecandolo con un particolare flash. Prodotti in diversi paesi (ma il modello più efficiente pare essere danese), neutralizzano la rilevazione di tutti i Telelaser in commercio, in quanto si basano sullo stesso principio: hanno una coppia di sensori infrarosso da montare dentro la mascherina dell’automobile e una centralina che va nascosta dentro l’abitacolo, nel cruscotto oppure sotto l’autoradio. Alcuni modelli sono dotati di segnalazione acustica e si possono collegare all’autoradio: quando di colpo il volume si azzera e sentite il tipico cicalino di questa apparecchiatura, vuol dire che un laser è stato puntato contro la vostra auto ma, fortunatamente per voi, è stato neutralizzato.


E per quanto riguarda i tutor, c’è chi ha anche pensato ad una targa a scomparsa. Non mancano, infatti, in commercio dispositivi meccanici che, premendo un semplice comando posto sul cruscotto, oscurano la targa e la rendono indecifrabile alle telecamere, in toto o in parte. Una specie di minisaracinesca di plastica, insomma, da abbassare al bisogno. C’è poi chi invece sceglie la strada creativa: un 45enne calabrese, di recente, ha usato un pezzo di nastro adesivo bianco per modificare le iniziali della propria targa. Da EM a FM. Un lavoro di precisione. Peccato che FM è una sigla che ancora non esiste nel nostro paese, dato che le auto più nuove al massimo iniziano per “E”. Il tutor lo ha pizzicato quasi subito, una pattuglia gli è stata sguinzagliata dietro. Multa, denuncia, fermo amministrativo del veicolo. Insomma, un “epic fail”.


L’ultimo caso viene dall’Alto Adige, dove un uomo di 36 anni è stato pizzicato dagli agenti dopo che per mesi ha fatto di strade e autostrade la pista di un autodromo. Nonostante le pattuglie di Polizia Municipale, i blocchi della Stradale, le telecamere, gli autovelox.
Come? Semplice: ha montato sulla sua Skoda Octavia un congegno meccanico, attivabile dal conducente, che all’occorrenza (e nel giro di un secondo) ruotava di 90 gradi verso il basso le due targhe. Risultato: per mesi è sfuggito a tutor e autovelox, perché le foto scattate ritraevano un’automobile con targa illeggibile.
Per chi si stesse chiedendo: “Perchè non gli sono corsi dietro?”, ricordiamo che non sempre gli inseguimenti sono possibili: basta una strada molto trafficata per far desistere molte pattuglie, che tra i loro obblighi hanno quello di tutelare l’incolumità degli automobilisti. Dimentichiamoci quindi scene alla Starsky & Hutch o alla Blues Brothers.

Il diavolo, come sappiamo, fa le pentole ma non i coperchi. È bastata la curiosità di un agente di Polizia a smascherare il giochetto. Riconosciuta l’auto, che in quel momento era parcheggiata, ha dato un’occhiata alle targhe, scoprendo il piccolo braccio meccanico. Un congegno alla James Bond (o alla Arsenio Lupin, se preferite), acquistato online dall’Inghilterra, fatto installare da un’officina di Bolzano e – ricordiamolo – illegale. Un congegno che è valso all’improvvisato “agente segreto” una denuncia per Soppressione o occultamento di atti veri. Articolo 490 del Codice penale: la  pena è equiparabile al Falso in atto pubblico. Oltre al sequestro del veicolo, la sanzione pecuniaria, le conseguenze per la patente, il pagamento di tutte le multe arretrate. Più la mora, le sanzioni accessorie e, manco a dirlo, gli aumenti entrati in vigore dal 1 gennaio 2013.


La targa “straniera”

Poi ci sono le soluzioni artigianali: per molto tempo è bastato immatricolare la propria auto con targa straniera, o rendere illeggibile la targa. Alcuni ci hanno provato con una semplice, ma efficace palata di fango. E funziona: la prima volta, la seconda, forse anche la terza o la quarta. Ma alla lunga il gioco non vale mai la candela. Si rischiano multe pesanti, sanzioni penali. Ma soprattutto, si rischia di mettere a repentaglio la vita, propria e altrui. Che vale più di qualsiasi multa. Pensiamoci seriamente la prossima volta che ci mettiamo al volante.


Fonte: Piero Babudro per 6sicuro.it